LA LIUTERIA BOLOGNESE – Dove il legno diventa suono

In un mondo dominato dalla produzione industriale di massa, la liuteria ha il sapore di una di una dolce resistenza culturale. È un sapere di mani ed orecchie esperte tramandato da oltre 500 anni, non solo un mestiere ma una vera e propria disciplina che intreccia arte, fisica e cultura materiale.

Nonostante la più nota Cremona, anche Bologna vanta una nobile tradizione liutaia che si intreccia con un certo fervore musicale, specialmente in seguito alla fondazione dell’Accademia Filarmonica di Bologna nel 1666. La presenza dell’università ha favorito un dialogo costante tra i liutai, musicologi e studiosi di acustica rendendo l’arte liutaia locale unica nel suo genere. La cura per la scelta del legno, l’utilizzo di vernici sobrie ma resistenti, le leggere bombature sui modelli classici hanno costituito la cifra stilistica della liuteria bolognese.

La liuteria, termine che deriva dal liuto ma che comprende la costruzione di tutti gli strumenti musicali, a Bologna si è distinta soprattutto nella realizzazione di violini, viole e violoncelli. In una città che nell’Ottocento era affamata di musica e dove si suonava ovunque, sia in luoghi pubblici che privati, mancavano però artigiani specializzati nella cura degli strumenti. Fu il violinista Carlo Verardi a chiamare in città nel 1868 Raffaele Fiorini, abile costruttore e restauratore, il quale presto diventò il capostipite della scuola bolognese che perdura fino ai giorni nostri.

Oggigiorno la liuteria bolognese cittadina, riconosciuta dalle Denominazioni Comunali (De.Co), mantiene una dimensione anacronisticamente artigianale pur operando su scala globale. Il moderno liutaio ha un rapporto diretto con il musicista e lavora per mesi su un pezzo unico che possa soddisfare le esigenze di repertorio, prevedere la pressione dell’arco e capire la proiezione del suono.

Camminando per le vie del centro storico, in via Petroni o in via Guerrazzi ad esempio, ci si può imbattere in vivaci botteghe cristallizzate nel tempo, dove l’incontro e l’ascolto danno vita a un’impalpabile magia, da più di cinque secoli.

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